Una bibita dissetante. Una collaborazione perfetta!

Le agenzie di comunicazione si trovano spesso ad avere a che fare con clienti che, una volta stabilito il budget e firmato il contratto, smettono di fare il proprio mestiere. Ed è uno degli aspetti più complessi da far capire al cliente stesso. Una domanda che potrebbe suonare spontanea è: a questo punto non spetta solo all’agenzia lavorare su ciò che le compete, e al cliente continuare la propria attività in modo, si spera, più redditizio?
Abbiamo spesso utilizzato, in questo ciclo di articoli, la metafora della navigazione; proviamo a farlo anche in questo caso. Mettiamo che, in vacanza, decidiate di farvi portare da un’isola a un’altra di un piccolo arcipelago, e che andiate al molo a contrattare con uno dei cinque proprietari di una barca. C’è quello che costa poco, ha un vaporetto rumoroso e vi promette di portarvi più o meno sull’isola giusta, quello che costa una fortuna e che detta non solo tempi e condizioni del viaggio, ma anche dell’intera vacanza; e quello – senza dubbio il nostro preferito – che vi porterà a destinazione, lo farà nei tempi attesi, vi fornirà condizioni confortevoli e magari qualcosa di dissetante durante la traversata.
“E io non devo fare niente, quindi?” direte. Ebbene, la risposta è no. Per due motivi: primo, lo specialista del vostro settore restate sempre voi; secondo, le esigenze che l’agenzia deve soddisfare non sono soltanto quelle che competono a detto settore, ma anche le vostre. Tornando alla metafora, dovete salire a bordo, consegnare i documenti, mettere l’equipaggio nelle condizioni di lavorare, non pretendere a metà traversata il giro dell’arcipelago già che ci siamo; altrimenti la bellezza del viaggio è vanificata e con essa, spesso, la sua efficacia.
Fuor di metafora, uno dei segreti per una collaborazione duratura con un cliente è l’impegno di un confronto costante tra agenzia e azienda. Questo non significa soltanto fornire in tempo i materiali richiesti – testi, fotografie, eventualmente video, di sicuro un briciolo di formazione -, ma anche prestarsi, soprattutto durante i primi tempi, a far sapere all’agenzia stessa quali sono i reali desideri dell’azienda al di là delle varie teste pensanti al suo interno. Quante volte ci siamo ritrovati a costruire un layout, chiamare in causa grafici, programmatori, copy, account, specialisti nei vari settori della nostra agenzia per scoprire poi che ciò che il vicecapo aveva approvato, una volta consegnato, veniva ricusato dal capo o da un’altra figura interna all’azienda… Questo non comporta soltanto un danno al lavoro dell’agenzia, costretta a rincorrere desiderata a volte comunicati in modo frammentario e confuso, ma anche a quello dell’azienda – che non ottiene in tempi brevi ciò che vuole.
Quindi, fermatevi un attimo e pensate: ho comunicato esattamente l’idea che avevo in testa all’agenzia? Le ho fornito tutte le informazioni e i materiali che mi ha chiesto? La comunicazione che è uscita corrisponde esattamente a quello che avevamo concordato, o forse nelle concause della sua inefficacia ci sta anche il fatto che – pensando di lasciarli alla loro creatività – abbiamo dimenticato che i tipi dell’agenzia stanno facendo un lavoro che è anche strategico al nostro successo?
Se la risposta è sì, la collaborazione sarà perfetta, ve lo assicuriamo. E si concluderà con qualcosa di dissetante a fine traversata, bevuto, perché no, insieme.

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