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Le 8 leggi dello storytelling #5: flessibilità.

Quella che declino oggi è una regola base per quanto riguarda l’intera comunicazione umana, e non solo per lo storytelling.
Molto spesso si crede che all’interno di una rete sia l’elemento più forte quello che può spadroneggiare. Quello che di fatto detiene gli elementi più in vista all’interno di un nucleo di individui: il potere, il denaro, il successo, la bellezza, il carisma. Ma se questo non è vero, e non è vero, è perché la flessibilità è un valore cardine del comportamento e delle relazioni umane. In un sistema l’elemento che sopravvive non è il più forte, perché se cambiano le condizioni tutto ciò su cui questa forza si basava sopraggiunge la debolezza: il politico può non esser rieletto, il ricco si può impoverire, il bello può perdere la propria bellezza perché sopraggiungono nuove condizioni, il carismatico può attraversare un periodo di grave difficoltà. È colui che, detto in gergo, se la sa cavare che sopravvive: colui che sa come raggiungere lo stesso obiettivo in modi differenti, o nel caso modificarlo.

Poniamo che abbiate bisogno di raggiungere un risultato. La vostra possibilità di riuscita non sarà soltanto determinata dalla forza con la quale riuscirete ad abbattere determinati ostacoli, ma anche – e direi: soprattutto – dalla capacità che avrete di trovare strade alternative per il raggiungimento dello scopo prefissato.

Facciamo un esempio che traiamo da Rocky. Mi piace sempre utilizzare questo come esempio per due motivi: il primo è che Rocky lo hanno visto, indicativamente, tutti, o tutti ne han sentito parlare; e il secondo è che si tratta di una meravigliosa coordinazione tra diversi elementi, testuali (la musica, la recitazione, la sceneggiatura, la scenografia, la regia) ed extratestuali (il basso budget, gli errori che sono stati modulati in successo, ecc.).

Rocky per battere Apollo, o meglio, per raggiungere il suo obiettivo dichiarato – stare in piedi fino alla fine dell’incontro – si affida a Mickey e al suo regime fatto per metà di allenamento tradizionale (sacco, corsa, flessioni, salto della corda) e per metà di mezzi provenienti da una tradizione ormai in disuso (la rincorsa della gallina, i colpi dati ai manzi da frollare). Nel primo episodio, l’allenamento porterà i suoi frutti: Rocky starà in piedi fino alla fine. Per battere il campione del mondo nel secondo episodio della serie, ossia: per raggiungere un obiettivo di grado più alto, Mickey gli chiederà, ed è il punto della lezione di oggi, anche di cambiare strategia: rafforzare il destro per cambiare guardia quando il combattimento lo richiederà.

Un processo di storytelling, ormai lo abbiamo capito, impone – in quanto processo – anche monitorizzazioni, intelligenza, aggiustamenti. Impone campionamenti, raccolte di risultati. Impone ascolto. Quando una campagna fallisce, il primo motivo di scontro tra il cliente e l’agenzia può consistere nella volontà, soprattutto da parte del primo, di cambiare tutto: budget, campagna, o addirittura agenzia. Solo che vorrei farvi pensare alla flessibilità come ai ferretti con l’anima, quelli utilizzati per legare le confezioni di alimenti e che – per inciso – piacciono tanto ai gatti: capacità di piegarsi ma anima di ferro. Il valore che studiamo oggi è di fatto uguale: la possibilità di modulare la campagna effettuata, studiando a fondo ciò che non ha funzionato o a volte semplicemente affidandosi alle sensazioni di chi con l’esperienza ha la capacità di sentire il polso del mercato, unita alla tenuta del ferro, ossia alla consapevolezza che una campagna su cui sia stato investito del denaro, ben pensata e costruita con i criteri che abbiamo già visto – e quelli che vedremo – raramente è una campagna da cestinare.

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