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Le 8 leggi dello storytelling #4: professionalità.

Quali colori compongono un’ombra?

Di che risoluzione necessita un’immagine per poter andare in stampa?

Quali sono i criteri di leggibilità di un testo stampato, e quali sono le differenze con i criteri di leggibilità di un testo su monitor?

Credo che la risposta che avete per le tre domande sia: non lo so.
E credo, sinceramente, che sia anche una risposta sensata, e lecita. Allo stesso modo io risponderei: non lo so se mi chiedeste in quale materiale viene fatta una fustella, o quale sia lo scontrino medio di una libreria all’interno di un ipermercato, o quali siano i Gauge richiesti per l’ago cannula medio di un reparto di neonatologia.

Prima ancora di un lavoro, ogni persona ha un mestiere – ossia: un mondo innestato su quello del lavoro nel quale riversare ciò che questa persona è. Questo perché esiste una ripartizione netta fra le competenze. E nell’era dello storytelling, spiegare questo concetto è – ve lo assicuro – difficilissimo.

Il problema è che un tema lo sa scrivere pressoché chiunque, e lo schizzo di un logo lo sa fare quasi chiunque. Ma il passaggio dall’accettabile al professionale richiede una quantità di competenze, e non solo di informazioni, che vengono accumulate solo dopo anni, fatiche, applicazioni e interiorizzazioni.

Per dire: affidereste mai una lettera d’amore che riguardi la persona di cui siete innamorati a vostro nipote solo perché ha vinto un concorso di composizione per le classi terze? Se sì, tenete presente che vostro nipote correrà il rischio di commettere alcuni errori di cultura – non ha fatto il liceo, potrebbe confondere Ovidio con Orazio -, errori di forma – potrebbe far riconoscere in modo eccessivo la sua grafia, non dando la sensazione della continuità tra il vostro pensiero e il suo comunicare -, potrebbe non essere allineato col vostro sentire – di fatto, potrebbe anche dissentire rispetto al vostro amore, e tifare per un’altra; e questo si riverserebbe nella lettera.

Lo storytelling, e in generale l’ambito della comunicazione, richiede una quantità di conoscenze pari a quelle che avete accumulato voi nel vostro settore – e per le quali sono sicuro non sosterreste la sostituibilità del vostro sapere con quella del primo arrivato. E le conoscenze si fanno grazie a studi universitari, aggiornamenti, prove di nuovi software, errori e aberrazioni, scuse, ritorni, esperienze.

Per dire: chiudete gli occhi e pensate a quello che è successo dieci giorni fa. Non necessariamente lo ricordereste. Ma se invece vi focalizzate sul più grande errore lavorativo compiuto, sapete collocarlo perfettamente: ha creato un’esperienza indelebile che ha segnato il vostro modo di lavorare.

Il concetto della professionalità, che avrei voluto mettere all’ottavo posto, mi urge ora perché a volte pare che ragioniamo su un mondo che crea eccellenza – quello in cui mi auguro lavoriate – ma che si basa sull’improvvisazione nel momento in cui lo dovete comunicare all’esterno. Si confonde la possibilità di reperire informazioni (se andate su Google potreste trovare, con qualche fatica, colore dell’ombra, fustelle e Gauge) con la conoscenza, che non è altro se non l’informazione già sistematizzata dentro la quale sono contenuti già strumenti per far eccellere all’esterno il vostro lavoro. Gli indicatori che sto elencando all’interno di questo, diciamo, microcorso, sono strumenti che vi saranno utili perché il rapporto con l’agenzia cui vi affiderete deve essere un rapporto di fiducia. E la fiducia si basa anche sulla possibilità di un confronto.

Per dire: l’agenzia dovrà dotarsi di un piccolo sapere in merito a quello che fate. Se lavorate cioccolato, sarà sciocco porvi a loro come le eccellenze del cioccolato mondiale se non lo siete; dovrete aiutarli ad acquisire conoscenza sulle fave di cacao, sulle percentuali di zucchero, sul biologico o meno, e spiegare quale sia il vostro lavoro perché loro lo comunichino al meglio. Ma il passaggio successivo è un passaggio – appunto – di professionalità; un passaggio che continua ciò che fate all’interno dell’azienda senza sbavature e lo propone al pubblico. Se ci pensate quello che abbiamo declinato finora – un mondo nel quale siamo stati coerenti, credibili, inventivi e ora professionali – è un mondo molto simile a quello seduttivo; ma anche sedurre richiede conoscenza di un insieme di regole tutt’altro che scontate.

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