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Le 8 leggi dello storytelling #3: inventiva.

Un po’ di tempo fa leggevo, per tutt’altra mansione, un articolo sullo storytelling aziendale.

E si parlava dell’utilizzo di slide di PowerPoint da mostrare ai dipendenti per spiegare loro la storia aziendale e creare spirito di gruppo.

Ormai lo sappiamo, ne abbiamo già parlato nel capitolo uno e nel capitolo due: lo storytelling è una narrazione del sé aziendale vòlta a creare un’immagine coerente e credibile (sono i parametri affrontati finora) sia internamente che esternamente. E quindi nell’articolo che lessi un aspetto positivo che si riscontrava stava nella volontà da parte della direzione e del marketing di sancire una sorta di patto interno all’azienda. Cosa non
andava?
Le slide di PowerPoint…

Nel 1921 Gabriele D’Annunzio girò il film La nave, per il pubblico del cinema italiano. I testi erano interamente suoi; e quelli e la regia, con una serie di errori clamorosi – uno tra i quali, lo sforamento dei 180 gradi – costituiscono un campionario di cosa non si dovrebbe fare al cinema. Oltreoceano Charlie Chaplin creava al contempo un canone, capendo – tra l’altro – chi fosse il suo pubblico; le didascalie di D’Annunzio erano già difficili a comprendersi per persone colte di oggi, e tantopiù se centrate in un mondo in cui l’analfabetismo era al 35%.

Lo stesso vale con le slide, afferenti a un modo vecchio di comunicare. Dovete pensare, all’interno della vostra strategia di comunicazione, che non vi potete basare su voi stessi e sui vostri interessi, ma che – essendo quello cui ricorrete, appunto, un MODELLO DI COMUNICAZIONE -, dovete comprendere necessariamente voi e gli altri. Piazzare i dipendenti su sedie scomode e mostrare loro venticinque slide che partono con una data e un’immagine in bianco e nero in cui il padrone della fabbrica posa davanti alla prima insegna non è inventiva: è uso vecchio di uno strumento nuovo.

Esattamente come La nave, che ricorreva all’utilizzo di teatro e letteratura all’interno dello strumento-cinema senza averlo capito.

Facciamo un esempio. Pensate di essere entomologi interessati a, chessò, le libellule. Se partite spiegando attraverso slide la struttura delle elitre (le ali anteriori), riscontrerete – a meno che non siate davvero entomologi – lo stesso interesse che voi, in questo momento, state provando per l’argomento. Se organizzate in azienda una giornata in cui alle madri donate delle elitre per i loro bambini, invitati a passare un pomeriggio presso le strutture, e mostrate un ologramma di una libellula che i vostri dipendenti possano vedere da ogni lato; se spiegate loro che ciò di cui si sta parlando li riguarda, e riguarda il modo che avranno di vivere le otto ore lavorative; se, porca miseria, finite la presentazione dicendo che caricherete dieci euro sulla chiavetta dei caffè come regalo aziendale per le ore che vi hanno donato, avete creato una nuova storia.

Non vi sto chiedendo di portare i giocolieri in azienda. Non dovete trattare i vostri dipendenti come stupidi. Voglio che capiate che se il messaggio è forte, e coerente, e ben centrato, e, soprattutto: rispettoso del vostro pubblico e delle sue potenziali stanchezze e problematiche, questo messaggio vi porterà grandi soddisfazioni. Non dimenticate mai che ogni lavoratore torna a casa e scrive su Facebook; e che quello che scrive su Facebook di voi crea un’immagine più chiara di quello che voi volete si sappia di voi.

Thomas Alva Edison amava la frase di Joshua Reynolds “There is no expedient to which a man will not resort to avoid the real labor of thinking” (Non ci sarà espediente cui l’uomo non ricorrerà per evitare la fatica di pensare). La fece stampare su un pannello che spostava periodicamente all’interno della sua fabbrica in modo che gli operai non vi si abituassero.

Questo è uno storytelling di più di un secolo fa, eppure quanto attuale.

thomas-edison

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