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Le 8 leggi dello storytelling #2: credibilità

Quindici giorni fa, parlando di corporate storytelling. abbiamo affrontato il valore della coerenza.

Se ci pensate, usando lo scenario più semplice possibile, la coerenza richiede che nel modello:

AZIENDA – MESSAGGIO – PUBBLICO

la parte relativa all’azienda sia congrua; che, cioè, non veicoli un messaggio contraddittorio.

Perché iniziare da un principio, e non da una narrazione? Perché esistono pagine facebook estremamente frequentate e con un elevato grado di interazione in cui vengono prese in giro strategie di comunicazione che violano di fatto questi principi; e benché sia un fan della grammatica, mi è chiaro di quanto sia più grave una violazione di queste otto regole che non un accento sbagliato, un congiuntivo mal utilizzato, una poca familiarità con l’uso delle virgole.

La seconda regola è la credibilità che l’azienda deve comunicare nei confronti del suo pubblico. Pubblico che, non dimentichiamolo mai, è sia interno che esterno. Il pubblico di uno storytelling, esattamente come il pubblico di uno scrittore, è contemporaneamente ognuno e nessuno, il dentro e il fuori, gli operai che stanno in produzione e che fanno il turno di notte e che quindi vi stanno affidando tempo, risorse, capacità, e il manager, e il cliente che è continuo, e il fornitore, e il cliente che è venuto una volta e non verrà più, e quello che non verrà mai. La comunicazione che state emanando non è una comunicazione volta all’incasso, non state direttamente cercando clienti e fornitori, non siete direttamente in cerca, ma anzi, diciamo, è una comunicazione di respiro: state investendo per dire al mondo “Io sono qui e sono questo”.

Usando una metafora: non vi state presentando coi vestiti belli, ma vi state lavando. E non ci si lava con il solo scopo di uscire.

Perché parliamo di credibilità, allora? Perché la congruenza dell’articolo precedente comprende la, e in qualche modo è estesa dalla, consapevolezza del valore dell’impresa nel mondo. Non siete la Coca Cola, dice un librino sullo storytelling ora in circolazione; e paradossalmente proprio il fatto che non lo siate, e che quindi non abbiate un’immagine già così consolidata e riconoscibile, vi impone di dare una comunicazione completa, trasparente, non pervasa da aggettivi che sono come i fuochi d’artificio su una favela.

Mi piace ribadire il concetto della comunicazione interna, perché saranno gli interni i primi cui questa comunicazione giungerà. Saranno i primi a lamentarsi se la nuova immagine coordinata non combacerà con il trattamento che li concerne nel momento in cui timbrano, o ricevono la busta paga, o spostano un muletto, o vengono rimbrottati perché hanno sprecato un A4. Se il vostro storytelling parla di valore umano davanti a tutto, e il valore umano reale, quello interno all’azienda, si sente preso in giro da questa comunicazione, salteranno congruenza e credibilità; e detto per inciso, se notate che comunicazione che volete veicolare e situazione reale non combaciano, non è il caso di porvi delle domande non solo sulla vostra strategia di comunicazione ma anche sul vostro modo di stare al mondo come soggetto economico e sociale?

Appuntamento a tra quindici giorni per il terzo valore.

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