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I tre motivi per i quali dovreste assumere vostro nipote

Una delle risposte che ci sentiamo più spesso dare in agenzia è: Questo servizio non mi serve, ci pensa mio nipote che è bravo a usare il computer.

Dopo averci tanto riflettuto, soprattutto in questi ultimi giorni di gran caldo, abbiamo valutato che sì, effettivamente la cosa ha un senso; e quindi ecco le tre motivazioni sensate per cui è giusto che il lavoro lo faccia lui.

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Le 8 leggi dello storytelling #8: articolazione.

Abbiamo fatto un percorso di otto passi nei quali abbiamo cercato di tracciare una mappa dello storytelling. Le sette precedenti norme erano interne: volte, cioè, a creare una sorta di struttura intorno alla quale il vostro storytelling può dirsi efficace. Le ricordiamo rapidamente: abbiamo chiesto coerenza, credibilità, inventiva, professionalità, flessibilità e perseveranza e perfino che ci dessero dei biscotti.

Ora l’ultimo punto riguarda l’articolazione, e di tutti è forse il più semplice da capire.

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Le 8 leggi dello storytelling #7: biscotti.

Abbiamo finora trattato sei leggi dello storytelling. Ricapitoliamo: abbiamo parlato di coerenza, credibilità, inventiva, professionalità, flessibilità e perseveranza.

Finora siamo stati sul concetto, cercando di capire non tanto come articolare una campagna – non è còmpito di questi post ma di un’agenzia – quanto di trovare una serie di elementi indefettibili, senza i quali cioè la campagna non può giudicarsi ben studiata. Ma ora parliamo di cose pratiche. Parliamo di biscotti.

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Le 8 leggi dello storytelling #6: perseveranza.

La legge che aggiungiamo oggi è in voluto contrasto con quella della volta scorsa. Perché?

Perché le leggi che diamo, immaginatevele come tiranti di un unico tendone. Il tendone si chiama: reputazione. La reputazione è largamente sottovalutata, ed è tanto sottovalutata che qualcuno la supervaluta, in una sorta di meccanismo compensatorio. Facciamo un esempio immediato: se ho un ristorante meraviglioso e qualcuno mi lascia una recensione negativa su TripAdvisor, correre ai ripari è da mentecatti, e conferma solo la nostra

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Le 8 leggi dello storytelling #5: flessibilità.

Quella che declino oggi è una regola base per quanto riguarda l’intera comunicazione umana, e non solo per lo storytelling.
Molto spesso si crede che all’interno di una rete sia l’elemento più forte quello che può spadroneggiare. Quello che di fatto detiene gli elementi più in vista all’interno di un nucleo di individui: il potere, il denaro, il successo, la bellezza, il carisma. Ma se questo non è vero, e non è vero, è perché la flessibilità è un valore cardine del comportamento e delle relazioni umane. In un sistema l’elemento che sopravvive non è il più forte, perché se cambiano le condizioni tutto ciò su cui questa forza si basava sopraggiunge la debolezza: il politico può non esser rieletto, il ricco si può impoverire, il

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Le 8 leggi dello storytelling #4: professionalità.

Quali colori compongono un’ombra?

Di che risoluzione necessita un’immagine per poter andare in stampa?

Quali sono i criteri di leggibilità di un testo stampato, e quali sono le differenze con i criteri di leggibilità di un testo su monitor?

Credo che la risposta che avete per le tre domande sia: non lo so.
E credo, sinceramente, che sia anche una risposta sensata, e lecita. Allo stesso modo io risponderei: non lo so se mi chiedeste in quale materiale viene fatta una fustella, o quale sia lo scontrino medio di una libreria all’interno di un ipermercato, o quali siano i Gauge richiesti per l’ago cannula medio di un reparto di neonatologia.

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Le 8 leggi dello storytelling #3: inventiva.

Un po’ di tempo fa leggevo, per tutt’altra mansione, un articolo sullo storytelling aziendale.

E si parlava dell’utilizzo di slide di PowerPoint da mostrare ai dipendenti per spiegare loro la storia aziendale e creare spirito di gruppo.

Ormai lo sappiamo, ne abbiamo già parlato nel capitolo uno e nel capitolo due: lo storytelling è una narrazione del sé aziendale vòlta a creare un’immagine coerente e credibile (sono i parametri affrontati finora) sia internamente che esternamente. E quindi nell’articolo che lessi un aspetto positivo che si riscontrava stava nella volontà da parte della direzione e del marketing di sancire una sorta di patto interno all’azienda. Cosa non
andava?
Le slide di PowerPoint…

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Le 8 leggi dello storytelling #2: credibilità

Quindici giorni fa, parlando di corporate storytelling. abbiamo affrontato il valore della coerenza.

Se ci pensate, usando lo scenario più semplice possibile, la coerenza richiede che nel modello:

AZIENDA – MESSAGGIO – PUBBLICO

la parte relativa all’azienda sia congrua; che, cioè, non veicoli un messaggio contraddittorio.

Perché iniziare da un principio, e non da una narrazione? Perché esistono pagine facebook estremamente frequentate e con un elevato grado di interazione in cui vengono prese in giro strategie di comunicazione che violano di fatto questi principi; e benché sia un fan della grammatica, mi è chiaro di quanto sia più grave una violazione di queste otto regole che non un accento sbagliato, un congiuntivo mal utilizzato, una poca familiarità con l’uso delle virgole.

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